Il cuore del problema risiede nel passaggio dalla conoscenza tacita a quella esplicita, un processo che Nonaka e Takeuchi hanno descritto come vitale per l’innovazione organizzativa. Nelle officine, questo sapere è fatto di sensibilità acustiche e correzioni millimetriche che i manuali d’istruzione o i file PDF statici non riescono a trasmettere. Quando un esperto va in pensione, porta con sé un pezzo di efficienza dell’azienda; d’altro canto, i nuovi assunti, pur avendo familiarità con il digitale, si scontrano con una barriera cognitiva nel gestire la complessità fisica di macchine sempre più sofisticate. La sfida del design oggi è proprio quella di catturare questo sapere volatile e renderlo accessibile in modo immediato, trasformando l’officina in un ecosistema di apprendimento continuo.
Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, l’ostacolo principale non è la tecnofobia. I risultati della ricerca evidenziano una predisposizione interessante da parte dei partecipanti anche chi non si definisce un profilo tecnologico percepisce le soluzioni immersive come strumenti utili e, soprattutto, facili da usare. L’accettazione dell’XR non dipende dalla sua spettacolarità, ma dalla sua capacità di essere funzionale e “trasparente” nell’uso quotidiano. È qui che il design della UX industriale deve intervenire per superare la resistenza culturale.
Il toolkit Xtendit, che BSD ha realizzato nell’ambito del progetto finanziato PROXIMA, risponde a questa esigenza puntando su una bassa frizione d’uso. Abbiamo testato il sistema in contesti reali, come la gestione di una macchina pressapiegatrice, osservando come l’uso di tablet o smartphone per il note-taking multimediale risulti più efficace dei metodi tradizionali (es.: carta e penna), ma soprattutto garantisce un accesso immediato e localizzato direttamente sulla macchina. L’operatore non deve più interrompere il flusso di lavoro per cercare informazioni; le trova stratificate sulla macchina, accessibili istantaneamente tramite QR code. Gli utilizzatori hanno dichiarato che il sistema è uno strumento valido in fase di onboarding, rendendo i nuovi assunti autonomi in tempi brevi.
Integrare la Realtà Estesa significa anche abilitare il modello della Knowledge as a Service. La formazione smette di essere un evento periodico e “all’occorrenza” per diventare un flusso continuo, dove la macchina stessa funge da interfaccia di apprendimento, i cui contenuti si possono aggiornare in modo continuo con la conoscenza degli operatori esperti e dei formatori. In questo modo, l’operatore 5.0 diventa una figura resiliente, capace di gestire l’anomalia grazie a un sapere collettivo sempre a portata di mano.
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